Salvatore Giannella racconta i luoghi dimenticati della Val Marecchia

Salvatore Giannella racconta i luoghi dimenticati della Val Marecchia

Salvatore Giannella racconta i luoghi dimenticati della Val Marecchia

Tra i grandi personaggi che hanno reso famosa l’Emilia Romagna nel mondo spiccano Fellini, uno dei maggiori registi del cinema italiano, e Guerra (poeta, sceneggiatore, pittore e scrittore), creatore dei Luoghi dell’Anima a Pennabilli e nella Valmarecchia, “la valle più bella d’Italia”, © Antonio Paolucci. Entrambi intensi, emozionanti, dallo sguardo poetico e profondo, collaborarono nella scrittura di diverse sceneggiature: la loro opera comune più famosa è sicuramente Amarcord, l’indimenticabile film che racconta i luoghi, lo spirito e il carattere della Romagna e della sua gente. Questo è un invito alla visita nelle terre che hanno alimentato la loro creatività poetica.

Da Rimini a Pennabilli sulle tracce di Fellini e di Tonino Guerra: paesaggio con poeta.

Per molti anni ho attraversato ad alta velocità il tratto di autostrada tra Rimini e Ancona, scendendo giù nella nativa Puglia o salendo nella lavorativa Milano. Poi, un giorno, sono risalito dalla Riviera romagnola, che è poi la via d’accesso più diretta alla Valmarecchia, per incontrare dal vivo Tonino Guerra e il suo mondo poetico.

È una costellazione composta da luminosi pianeti umani, in primis la moglie Lora (Eleonora Kreindlina, conosciuta nel ’75 e sposata a Mosca nel ’77, che ha regalato a Tonino l’Oriente e la Russia, sua seconda patria, e che fa da vigile custode della casa-museo di Tonino a Pennabilli) e da un mosaico di asteroidi: i luoghi minimi delle storie e dei versi magici di Tonino con al centro Pennabilli (solamente un poeta poteva scegliere di vivere in un borgo di tremila abitanti, a 629 metri d’altitudine, dal nome che sembra inventato, un po’ fiaba e un po’ fumetto, circondato da colline e boschi, con dirupi e picchi in miniatura che ricordano gli sfondi dei quadri di Piero della Francesca e di Leonardo da Vinci).

È stato amore a prima vista con questa valle dell’Appennino centrale che Antonio Paolucci (responsabile dei Musei Vaticani e già ministro dei Beni culturali italiani) si è spinto a definire “la più bella d’Italia”.

Ho fatto in anteprima la strada che Tonino, in uno dei suoi sognanti progetti sospesi, vorrebbe come “la carrozzabile” o “Corriera del silenzio” che ti permette di fare “i lunghi viaggi vicino a casa” portandoti dal clamore del mare di Rimini a un bagno nella tranquillità e nella bellezza dei piccoli paesi carichi di storia e di memoria dell’entroterra. Così ho visto i luoghi minimi e spesso isolati dove hanno vissuto o vivono gli umili eroi di Tonino, come l’orto di Eliseo a Ranco, una borgata di case dove “in ottobre se tira vento piovono le noci sui coppi”.

Ho gustato i sapori del passato nell’Orto dei frutti dimenticati, al centro di Pennabilli, alberi che nessuno coltiva più.

Ho percorso la via delle Meridiane, che invitano a sentire l’ora attraverso le ombre, un modo antico d’adoperare gli occhi.

Mi sono fermato incantato ad ammirare il Giardino pietrificato, ai piedi della torre di Bascio, composto da sette tappeti in ceramica dedicati a personaggi che ebbero una voce nella storia della Valmarecchia, da Giotto a Ezra Pound, a Dante e Buonconte da Montefeltro fino a Uguccione della Faggiola e Fanina di Borbone, vedova bianca che ancora oggi qualcuno crede di intravvedere affacciata alla finestra della torre e gridare in direzione della sua città natale: “Paris, Paris, aiuto!”.

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Una rara immagine che ritrae, a destra, Federico Fellini (Rimini, 1920 – Roma, 1993) con il suo sceneggiatore preferito,
il poeta romagnolo Tonino Guerra (Santarcangelo di Romagna (1920-2012) durante una pausa di lavoro sul set.
Insieme hanno vinto l’Oscar con Amarcord (1973).

Ho ascoltato la tragedia della montagna di Maioletto, che si spaccò in due e franò dopo una settimana di piogge uccidendo nel sonno il conte e i suoi cortigiani reduci da una notte di baldorie, nudi.

Ho ammirato il tramonto dalla collina di Petrella Guidi, il vetusto borgo del sole e della luna Frazione di Sant’Agata Feltria) da cui inizia la storia del Rico e della Zaira, raccontata da Tonino ne Il viaggio (libro e film). Ho guardato con simpatia al museo con un quadro solo, l’Angelo con i baffi, dove un registratore nascosto tiene in vita, perennemente, un concerto di cinguettii sempre più rari e dimenticati.

Ho poggiato le mani sulla roccia delle pareti lisce di un versante del Monte della Zucca che, rilasciando tante gocce di rugiada, arrivano a creare le sorgenti del piccolo torrente che diventa poi il Marecchia, o Maricla, secondo l’antica denominazione, cioè “piccolo mare” sul quale naviga da un quarto di secolo la casa-arca rosata di Guerra tutta arredata con mobili di legno antico spesso da lui ideati (battezzati i Mobilacci, “sono dei mobili non pratici, cioè delle presenze che hanno un carattere forte e non portati a un’obbedienza totale”).

E ho capito perché Tonino, stanco di Roma (“Non c’era nulla di ostile, mi mancavano i profumi della memoria”), con negli occhi le sconfinate pianure della steppa russa, le montagne del Caucaso, le cupole blu di Samarcanda e Buhara, i grattacieli di Manhattan, le piazze di Roma e di Parigi, ha infine scelto, nel lontano 1989, di approdare in questa valle, a gettare provocazioni continue sulle spalle di poveri sindaci e assessori (alle prese con bilanci sempre più impoveriti e marciapiedi e fognature) che faticavano a contenere la sua geniale vitalità.

È una valle piena di storia, ma io la grande storia, i grandi castelli li lascio alle spalle. Io vi voglio consigliare di vedere la valle in un altro modo. Intanto vi porto a conoscere dei luoghi che poca gente ha visto, dei posti trascurati, minimi, ma dove potrete incontrare voi stessi

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Tonino Guerra con il regista Michelangelo Antonioni: due grandi del cinema ripresi ai piedi della
millenaria torre di Bascio, frazione di Pennabilli posta a 651 metri d’altezza.
(credit: Piero Marsili/Photo Movie).

In questi numerosi borghi ideali anche per il ministero dei Beni culturali, uniti dalla strada Marecchiese, giri tra le case e ti imbatti in sculture, fontane o parole incise in minuscole lapidi (come quella dedicata alla signorina Lucrezia e alla sua “vita senza nozze” o le altre ispirate a una pedagogia dell’anima: “Spesso l’orizzonte è alle nostre spalle”) dove sono annotati frasi e pensieri che sono più utili delle targhe stradali: poco importa l’oggetto, perché quello che lui fa è trasformare in poesia tutto ciò che tocca. In quel lontano ’89 Tonino scrisse sul suo diario:

Da anni cerco delle risposte, voglio arrivare da qualche parte per vivere in modo diverso. Ho pensato a Tbilisi e anche a New York. E invece un giorno, lasciata la mia Santarcangelo, ho attraversato un ponticello sul Presale, che è un affluente del Marecchia, e sono arrivato a calpestare le foglie di un orto disordinato e accogliente. A molti farebbe bene arrivare in un orto di campagna. Mescolare i pensieri tra le foglie dell’insalata e l’aria pulita sventolata dalle foglie dei cavoli. Gli anni Novanta ormai li abbiamo sulla punta della lingua. Credo che saranno gli anni in cui noi, vuoti di ideologie, avremo gli occhi sulla natura. Dobbiamo riallacciare i fili di seta con il prossimo, altrimenti il ghiaccio della solitudine ci chiuderà nella tristezza della sua morte. Impareremo a tagliarci le unghie per non graffiare? Potrebbero essere gli anni della spiritualità e della poesia; una poesia non solo di parole ma soprattutto di gesti. Per esempio: se ci capiterà di incontrare un albero fiorito, ormai sarebbe ora di salutarlo incantati togliendoci il cappello.

C’è chi avanza l’ipotesi che le città e i territori abbiano un genere letterario loro proprio, così come le parole usate per descriverle.

L’anima di una terra sta nelle parole che i suoi grandi spiriti riescono a trasmettere. Per questo vi invito a un viaggio nel mondo di Tonino Guerra, in un universo magico che lui chiama “I luoghi dell’anima”. Ci piacerebbe che, dopo aver familiarizzato con le pagine di questo libro, poteste anche voi dichiarare quanto confessato al poeta inglese Wilfred Owen da un giovane marinaio, incontrato in treno nel 1915: “Leggere un libro, signore, mi spinge al largo”. Sarebbe bello che anche voi, grazie alle immagini e alle parole di questo testo, foste spinti un po’ più al largo nel mare di terra sulle rive del Marecchia. O, per dirla con l’augurio di Tonino, che

una volta finito il viaggio attraverso queste pagine, possiate chiudere il libro e andare nella valle a vedere queste mie piccole invenzioni romagnole con sottofondo russo, un po’ orientali, un po’ zen. Del resto la Romagna è Oriente, Ravenna è la città più orientale d’Europa.

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